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Scrittura: e quando i personaggi sono vivi?

Su Zest – Letteratura sostenibile ho scritto (13 ottobre 2016) di cosa significa ispirarsi, nel processo di scrittura, a persone reali, e dell’eventuale problema etico che ciò comporta.

Scrittura: e quando i personaggi sono vivi?

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Oscar Wilde: la decadenza della menzogna e della Letteratura

“LA DECADENZA DELLA MENZOGNA: UNA PROTESTA. Una delle cause principali della strana banalità di gran parte della letteratura contemporanea è indubbiamente la decadenza della menzogna come arte, come scienza, e come piacere sociale. Gli antichi storici ci offrivano deliziose creazioni della fantasia sotto forma di fatti reali; il moderno romanziere ci dà noiosi fatti reali travestiti da creazioni della fantasia.
[…]
Il danno apportato alla letteratura da questo falso ideale del nostro tempo è più grande di quanto possa apparire. La gente parla con noncuranza di ‘bugiardi nati’ così come parla di poeti nati, ma in entrambi i casi si sbaglia. Menzogna e poesia sono arti — arti, come diceva Platone, non prive di reciproci rapporti — e richiedono lo studio più attento, la più disinteressata dedizione. […] Come il poeta si riconosce dal suo verso, così il bugiardo può essere riconosciuto dalla ricchezza e dal ritmo del suo linguaggio, e in entrambi i casi non basterà la casuale ispirazione del momento. Qui, come altrove, la pratica deve precedere la perfezione. Ma nei tempi moderni, mentre la voga del poetare si è oltremodo generalizzata, e andrebbe, possibilmente, scoraggiata, la voga del mentire è quasi caduta in discredito.”
(pp. 35-6)

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Chuck Palahniuk: lo scrittore e la realtà

LA SOLITUDINE DELLO SCRITTORE

“Se il tuo mondo narrativo venderà a sufficienza, t’imbarcherai in un tour promozionale. Rilascerai interviste. Ti ritroverai proprio in mezzo alla gente. Un mare di gente. Gente, fino a che della gente non ne potrai più. Fino a che non impazzirai dalla voglia di scappare, di rifugiarti in…
In un altro delizioso mondo narrativo.
E così via. Da soli. Insieme. Da soli. Insieme.
Proprio voi che state leggendo, probabilmente conoscerete questo ciclo. Leggere non è un passatempo da comitiva. Non è come andare a vedere un film o assistere a un concerto. È il margine più solitario dello specchio.
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Seminario sui luoghi comuni. I classici insegnano a scrivere

Francesco Pacifico, in Seminario sui luoghi comuni. Imparare a scrivere (e a leggere) con i classici, riporta e commenta 37 passi tratti da alcuni classici della letteratura.
Calvino diceva che “i classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale” (Italiani, vi esorto ai classici, «L’Espresso», 28 giugno 1981, in Perché leggere i classici, Mondadori, 1991). I classici risuonano, dunque, e questo effetto risonanza, aggiungerebbe Pacifico, può essere utile nella pratica del mestiere di scrivere. Pacifico, in questo libro, non fa altro che ‘tracciare la risonanza’: ricopia su computer i classici e in tal modo sente passare, seppur per un attimo, sulle dita le parole che hanno fatto la storia della letteratura. (altro…)