Raymond Carver

La punteggiatura, ovvero di uno dei modi dell’esattezza

Non starò qui a spiegarvi come si usano il punto e la virgola, voglio dare per scontato che l’aspirante scrittore possegga i rudimenti basilari per l’uso corretto della punteggiatura. Ciò che mi preme è dare l’idea dell’importanza della punteggiatura, di quanto essa sia parte di quel concetto di esattezza che, nella scrittura, è tutto o quasi: scrivere il necessario, scriverlo nel modo, fra i tanti, che sia il migliore. E proprio nel modo, nello stile, che la punteggiatura occupa una posizione privilegiata: essa pertiene l’ordine delle parole e della frasi, la struttura e la logica del discorso. (altro…)

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Raymond Carver. Niente trucchi

“Una volta ho sentito Geoffrey Wolff dire a un gruppo di aspiranti scrittori: «Niente trucchi da quattro soldi». Ecco, un’altra frase che dovrebbe andare su una scheda sei-per-dodici. Anzi, io la correggerei un po’: «Niente trucchi». Punto e basta. (altro…)

Nanni Moretti legge Carver: le dita del piede

Nanni Moretti legge Carver.
È una cosa che è successa, nel film La stanza del figlio (2001), quando Giovanni e Paola (Laura Morante) sono a letto e amenamente parlano.
Per vedere e ascoltare, basta aprire questo link:
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“Un altare per la madre” di Ferdinando Camon: a sublime work of art

Morta una madre, una famiglia si stringe intorno a un padre per costruire un altare in ricordo di lei.
Uno dei figli racconta in prima persona l’esperienza. Un altare per la madre (1978) è la testimonianza di una morte che accomuna – e ciò è inevitabile, tenuto conto del legame ancestrale sotteso – una donna e un mondo, quello contadino, che è il mondo della madre, del padre, di tutta la famiglia, lui incluso/escluso, oramai uomo di città: «Il loro mondo ha creato tutto, il mio non ha fantasia, non è fatto per superare la morte perché non è fatto per conservare la vita perché non è fatto per i bisogni dell’uomo. Che non hanno fine» (p. 38).
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