realtà

Scrittura: e quando i personaggi sono vivi?

Su Zest – Letteratura sostenibile ho scritto (13 ottobre 2016) di cosa significa ispirarsi, nel processo di scrittura, a persone reali, e dell’eventuale problema etico che ciò comporta.

Scrittura: e quando i personaggi sono vivi?

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Edmond e Jules de Goncourt: memorie di vita letteraria

“La letteratura si è innalzata dal fatto alla causa, dalla cosa all’anima, dall’azione all’uomo, da Omero a Balzac.”
(p. 28)

“Il realismo nasce ed esplode nel momento in cui il dagherrotipo e la fotografia mostrano quanto l’arte differisca dal vero.”
(ibid.)

“In un libro gli autori devono comportarsi come la polizia: essere dappertutto e non mostrarsi mai.”
(p. 46)

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Oscar Wilde: la decadenza della menzogna e della Letteratura

“LA DECADENZA DELLA MENZOGNA: UNA PROTESTA. Una delle cause principali della strana banalità di gran parte della letteratura contemporanea è indubbiamente la decadenza della menzogna come arte, come scienza, e come piacere sociale. Gli antichi storici ci offrivano deliziose creazioni della fantasia sotto forma di fatti reali; il moderno romanziere ci dà noiosi fatti reali travestiti da creazioni della fantasia.
[…]
Il danno apportato alla letteratura da questo falso ideale del nostro tempo è più grande di quanto possa apparire. La gente parla con noncuranza di ‘bugiardi nati’ così come parla di poeti nati, ma in entrambi i casi si sbaglia. Menzogna e poesia sono arti — arti, come diceva Platone, non prive di reciproci rapporti — e richiedono lo studio più attento, la più disinteressata dedizione. […] Come il poeta si riconosce dal suo verso, così il bugiardo può essere riconosciuto dalla ricchezza e dal ritmo del suo linguaggio, e in entrambi i casi non basterà la casuale ispirazione del momento. Qui, come altrove, la pratica deve precedere la perfezione. Ma nei tempi moderni, mentre la voga del poetare si è oltremodo generalizzata, e andrebbe, possibilmente, scoraggiata, la voga del mentire è quasi caduta in discredito.”
(pp. 35-6)

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Chuck Palahniuk: lo scrittore e la realtà

LA SOLITUDINE DELLO SCRITTORE

“Se il tuo mondo narrativo venderà a sufficienza, t’imbarcherai in un tour promozionale. Rilascerai interviste. Ti ritroverai proprio in mezzo alla gente. Un mare di gente. Gente, fino a che della gente non ne potrai più. Fino a che non impazzirai dalla voglia di scappare, di rifugiarti in…
In un altro delizioso mondo narrativo.
E così via. Da soli. Insieme. Da soli. Insieme.
Proprio voi che state leggendo, probabilmente conoscerete questo ciclo. Leggere non è un passatempo da comitiva. Non è come andare a vedere un film o assistere a un concerto. È il margine più solitario dello specchio.
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Nabokov: la letteratura tra realtà e finzione

La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna: è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c’erano lupi dietro di lui. Non ha molta importanza che il poverino, per aver mentito troppo spesso, sia stato alla fine divorato da un lupo. L’importante è che tra il lupo del grande prato e il lupo della grande frottola c’è un magico intermediario: questo intermediario, questo prisma, è l’arte della letteratura.
La letteratura è invenzione. La finzione è finzione. (altro…)

La verità in letteratura. Curzio Malaparte

«Mi piacerebbe sapere» disse Pierre Lyautey volgendosi a me con garbata ironia «che cosa c’è di vero in tutto quel che raccontate in Kaputt.»
«Non ha alcuna importanza» disse Jack «se quel che Malaparte racconta è vero, o falso. La questione da porsi è un’altra: se quel ch’egli fa è arte, o no.»
«Non vorrei essere scortese con Malaparte, che è mio ospite» disse il Generale Guillaume «ma penso che in Kaputt egli si prenda gioco dei suoi lettori.»
«Nemmeno io vorrei essere scortese con voi» replicò Jack vivamente «ma penso che abbiate torto.»
«Non ci darete a credere» disse Pierre Lyautey «che a Malaparte sia realmente capitato tutto quel che racconta in Kaputt. È mai possibile che càpiti tutto a lui? A me non accade mai nulla!»
«Ne siete ben sicuro?» disse Jack socchiudendo gli occhi.
«Vi prego di scusarmi» dissi finalmente volgendomi al Generale Guillaume «se son costretto a rivelarvi che poco fa, a questa stessa tavola, mi è capitata la più straordinaria avventura della mia vita. Non ve ne siete accorti, perché sono un ospite bene educato. Ma dal momento che mettete in dubbio la verità di quel che io narro nei miei libri, permettete che vi racconti quel che m’è capitato poco fa, qui, davanti a voi.»

[C. Malaparte, La pelle. Storia e racconto (1949), a cura di Caterina Guagni e Giorgio Pinotti, Milano, Adelphi, 2010, p. 284]


Malaparte
in Kaputt (1944) aveva narrato il suo avventuroso peregrinare in un’Europa devastata dal secondo conflitto mondiale, un’Europa popolata di animali fantastici e rappresentata come solo uno sguardo allucinato potrebbe: orrorifica, trasfigurata. (altro…)

Fame di realtà. Un Manifesto sulla fine della Letteratura?

Fame di realtà è un testo difficile da inquadrare, di certo non è un saggio di critica letteraria. David Shields ha “mixato” (mai termine fu più idoneo) un’opera che si propone esplicitamente come manifesto. Fame di realtà è un manifesto che non si esprime come un manifesto, che tende a confondere chiunque si aspetti una chiara direzione da seguire: c’è troppo materiale, troppo, e in questo eccesso di informazioni ci si sente come presi a pugni. Fame di realtà stordisce.
La domanda resta: che cos’è Fame di realtà?
La risposta, nonostante tutto, resta: Fame di realtà è un manifesto.
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