recensione

Malacqua di Nicola Pugliese: di eros, pioggia e morte

Il critico Silvio Perrella, nell’introduzione a Mistero napoletano di Ermanno Rea (Einaudi, 2002), al cospetto dell’ennesima pioggia narrata, ci pone dinanzi a un’evidenza che non possiamo più ignorare: «Dicono che a Napoli, a dispetto dei luoghi comuni, piova più che altrove. La letteratura ne è testimone. Quanto piove dentro i libri dei napoletani! Da i Tre operai di Carlo Bernari a L’amore molesto di Elena Ferrante, passando per Malacqua di Nicola Pugliese, è un diluvio». Eppure Pugliese, in Malacqua (Einaudi, 1977), dove la pioggia è protagonista assoluta e tiene la scena dalla prima all’ultima pagina, non lo smentisce quel luogo comune:

«La conoscevano bene, loro, la pioggia di Napoli, che non cade mai e quasi mai, ma che quando cade poi non la smette più.» (pp. 97-8)

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Parise e il segreto esercizio dell’autoanalisi

L’odore del sangue è uscito postumo nel 1997, a undici anni dalla morte di Goffredo Parise. Scritto presumibilmente tra gli anni Settanta e Ottanta (lo stesso periodo in cui l’autore pubblicava la sua opera perfetta: I sillabari, 1972, 1982), questo romanzo, terminato ma stilisticamente e strutturalmente incompiuto, è la narrazione in prima persona di uno psicanalista di mezza età che, mentre vive una relazione con la giovane Paloma, si ritrova d’un tratto a dover analizzare dall’esterno il rapporto morboso tra la moglie Silvia e un giovane fascista, Ugo. Si tratta di un romanzo torbido e personale sulla gelosia, come ha fatto notare a pochi giorni dalla pubblicazione Raffaele La Capria: «un libro che Parise deve aver buttato giù di getto per liberarsi dall’incubo che lo ossessionava e che lo ha sempre ossessionato, e pensando, mentre lo scriveva, che comunque questo libro non avrebbe visto mai la luce perché non lo avrebbe mai pubblicato» («Corriere della sera», 15 giugno 1997).

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