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Leggere ieri e oggi: dall’immersione solitaria al multimodale/conviviale. Calvino e Simone

“Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla, di là c’è sempre la televisione accesa. […]
Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.
[…]
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Il ghepardo. Jim Carroll

Se non fai niente per farti vedere, ma vedere sul serio, uno di quelli che la gente segna a dito, allora non meriti nemmeno di essere visto. […] È un problema di presenza, ma non di quella che ti sbatti per farti notare, qui si tratta di presenza subdola, timida (è solo una messinscena, perché si sta sempre allerta). La presenza del ghepardo e non quella dello scimpanzé. Ce l’hanno tutti e due, ma lo scimpanzé deve star lì a far numeri tutto il giorno per farsi notare, mentre il ghepardo, che è un tipo riservato, se ne sta seduto in tutta nonchalance o si muove per un secondo o due nella sua andatura sexy.”

[p. 92]
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Denarrazione. Douglas Coupland e la vita come racconto

Qualcuno sostiene che noi, in quanto animali, ci differenziamo da tutti gli altri animali per un particolare, e cioè che abbiamo bisogno di rendere la nostra vita racconto, narrazione, ed è quando sentiamo svanire il nostro racconto di vita che ci sentiamo sperduti e diventiamo pericolosi, perdiamo il controllo e ci ritroviamo soggetti alle forze del caso. È questo il processo a causa del quale si perde il senso della propria vita come racconto: è la «denarrazione».
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