William S. Burroughs

Balzac e Burroughs: camminate, scrittori!

Su Zest – Letteratura sostenibile (10 novembre 2016) parlo del curioso rapporto tra scrittura e atto del camminare:

Balzac e Burroughs: camminate, scrittori!

Charles Bukowski: “cosa vogliono”

Vallejo che scrive sulla
solitudine mentre muore di
fame;
l’orecchio di Van Gogh rifiutato da una
troia;
Rimbaud che scappa in Africa
a cercare oro e trova
un caso incurabile di sifilide;
Beethoven diventato sordo;
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Assaggi da William S. Burroughs. Five easy pieces sui gatti

“4 maggio 1985. Sto preparando le cose da portarmi via per un breve viaggio a New York, dove devo andare a discutere con Brion [Gysin] del libro sul gatto. Nella stanza davanti, dove stanno i gattini, Calico Jane ne sta allattando uno nero. Prendo il borsone. Mi sembra pesante. Guardo dentro e ci sono gli altri quattro suoi gattini.
«Abbi cura dei miei piccoli. Portateli dietro dovunque tu vada».”
(p. 9)

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Burroughs: camminare sui colori

La scrittura creativa di William S. Burroughs è un’antologia di otto saggi sulla scrittura apparentemente di dubbia utilità per chi fosse alla ricerca di indicazioni sul mestiere di scrivere. Sono saggi che ibridano biografia, letteratura, biopolitica e poetica, grondanti illuminazioni eccentriche che solo una intelligenza rara e debordante come quella di Burroughs poteva liberare. (altro…)

Il potere magico delle parole

Nel cortile della scuola eravamo tutti avvocati. Ci occupavamo di proprietà e di onore, e della corretta applicazione del potere magico delle parole.
Quando raccontavamo o facevamo riassunti di faccende serie, non dicevamo mai che i nostri compagni avevano «detto» delle cose, ma che avevano «fatto» delle cose; era così che noi ragazzini di dieci-dodici anni riconoscevamo che ogni dichiarazione è un’azione. (Lui fa: «Tornatene dalla tua parte della riga, o sei fuori» e io gli faccio: «Io ci sono dalla mia parte della riga, perché va dalla panca alla fontana»).
(Note in margine a una tovaglia, p. 19)

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